L’agente di commercio deve verificare la solvibilità dei clienti?

Nel contratto di agenzia capita sempre più spesso di trovare clausole che impongono all’agente di commercio l’obbligo di verificare la solvibilità dei clienti prima di raccogliere gli ordini.

Si tratta di una previsione legittima? E fino a che punto un agente può essere ritenuto responsabile dell’affidabilità economica della clientela?

La risposta richiede alcune precisazioni.

L’agente deve collaborare con la mandante

L’agente di commercio è tenuto a svolgere la propria attività con correttezza e diligenza, tutelando gli interessi della mandante e fornendo tutte le informazioni di cui viene a conoscenza nello svolgimento dell’incarico.

Questo significa che, se l’agente è a conoscenza di elementi che fanno dubitare della serietà o dell’affidabilità di un cliente, è certamente opportuno che li segnali tempestivamente all’azienda.

Rientra infatti nei doveri di collaborazione informare la preponente di circostanze che potrebbero incidere sulla conclusione o sulla corretta esecuzione degli affari.

Verificare la solvibilità non significa garantire il pagamento

Diverso è il caso in cui il contratto pretenda che l’agente “verifichi la solvibilità” dei clienti o raccolga ordini soltanto da soggetti preventivamente ritenuti solvibili.

Una clausola formulata in questi termini può creare non pochi problemi.

Nella pratica, infatti, l’agente non dispone normalmente degli strumenti necessari per effettuare una reale valutazione economico-finanziaria del cliente.

Non ha accesso alle informazioni interne dell’azienda, non decide le condizioni di pagamento e, salvo casi particolari, non svolge attività di analisi del rischio creditizio.

Pretendere che sia lui a certificare la solvibilità della clientela significa attribuirgli responsabilità che, nella maggior parte dei casi, esulano dalla sua funzione.

Il rischio del credito rimane in capo alla mandante

La decisione se concedere credito a un cliente, accettare un ordine oppure richiedere garanzie aggiuntive appartiene normalmente alla preponente.

È l’azienda che dispone degli strumenti per effettuare verifiche approfondite sulla situazione economica del cliente, stabilire i limiti di affidamento e valutare il rischio commerciale.

Per questo motivo, il contratto dovrebbe evitare formulazioni che possano far ricadere sull’agente il rischio dell’eventuale insolvenza del cliente.

Diversamente, si rischia di alterare il corretto equilibrio del rapporto di agenzia, trasferendo indirettamente sull’agente responsabilità che spettano invece all’impresa.

Come dovrebbe essere formulata una clausola equilibrata

Una clausola correttamente impostata dovrebbe limitarsi a prevedere che l’agente:

  • operi con l’ordinaria diligenza professionale;
  • segnali alla mandante eventuali informazioni rilevanti di cui sia venuto a conoscenza;
  • collabori nella raccolta delle informazioni commerciali utili.

La valutazione finale sulla solvibilità del cliente e sulla concessione del credito dovrebbe invece rimanere espressamente di competenza della preponente.

Perché è importante leggere attentamente il contratto

Molte clausole sembrano innocue ad una prima lettura, ma possono avere conseguenze rilevanti nel corso del rapporto o, soprattutto, quando sorgono contestazioni.

Una formulazione troppo generica potrebbe infatti consentire alla mandante di contestare all’agente di aver acquisito ordini da clienti poi risultati insolventi, attribuendogli responsabilità che il contratto di agenzia normalmente non prevede.

Per questo motivo è sempre consigliabile verificare attentamente il contenuto delle clausole prima della firma, chiedendone eventualmente la modifica quando trasferiscono sull’agente obblighi o rischi non coerenti con la disciplina del rapporto di agenzia.

 

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Dott.ssa Amadio Rosaria

Consulente Contrattuale UILTuCS Agenti

 

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